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Un saluto di Zoltán Kőrösi
Una volta, a una fiera del libro in Francia,
dove sulle sedie tutto intorno a me
erano sedute rispettabili famiglie, io ho salutato in lingua ungherese.
All'incirca così:
"Jó napot kívánok, kedves olvasók, én egy
magyar író vagyok, ez pedig a
magyar nyelv."
[Buongiorno, cari lettori, io sono uno
scrittore ungherese, e questa è la lingua ungherese.]
Tutti hanno iniziato a ridere.
E in effetti, là,
vicino a Strasburgo, questa lingua, la mia
lingua madre, suonava in qualche modo comica.
Come immagino possa suonare comica anche a Padova, a
Roma o a Venezia.
Qui, a casa mia, a Budapest, non è comica.
Avete mai avuto voi una lingua madre che i francesi, gli inglesi o i tedeschi
ascoltassero trovandola strana?
Avete mai avuto voi una lingua madre al cui suono gli stranieri sorridono perplessi?
Sappiamo che essere est-europei non è una virtù, ma una condizione.
Gli est-europei tradizionalmente ritengono
che, sebbene la loro vita sia più difficile di quella delle persone che vivono
più a ovest, in compenso abbiano una comprensione più profonda e complessa di
cosa sia la vita.
Guardano a Ovest, ma non è affatto sicuro che vorrebbero scambiare la propria,
sofferta
conoscenza ed esperienza di vita per i vantaggi di quell'altra vita.
Io invece, scrittore ungherese, sono centro-europeo.
Né dell'est, né dell'ovest.
Né montagne, né mare.
Né latino, né slavo.
Al centro dell'Europa Centrale, a Budapest, al terzo piano, dove gli alberi mi
arrivano giusto alle ginocchia.
"Kedves olasz olvasók, ez itt a magyar
nyelv."
[Cari lettori italiani, questa è la lingua ungherese.]
Sono interessato a ogni tipo di offerta,
rispondo a stretto giro di posta.
Prego indirizzare le lettere all'editore.
Traduzione:
Dóra Várnai
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